Diavolo. Oppure: Satana, Lucifero, il maligno, il nemico, il tentatore, il principe di questo mondo, il re delle tenebre, il principio di ogni male.

I nomi con cui è stato definito il Diavolo sono tantissimi e non basterebbe un articolo a raccoglierli tutti.

Spesso raffigurato come una mescolanza spaventosa fra umano e bestiale, il suo scopo è di separare l’uomo da Dio.  L’aspetto tipico del Diavolo proviene dalla raffigurazioni di dei delle religioni passate trasformate in infernali dalla religione che ha trionfato su di loro.

Così ad esempio il dio Pan, dall’aspetto di satiro e legato alla natura e ai boschi, presterà le sue sembianze per le più tipiche e famose rappresentazioni di Satana. Ma il Cristianesimo si impadronirà anche di  divinità assire, babilonesi ed egizie  per rappresentarlo, così da rendere mostruose e negative queste antiche religioni.

Il Diavolo in realtà è quasi sempre onesto nei suoi patti. Nelle varie storie in cui è antagonista, infatti,  finisce lui per essere ingannato dall’altra parte contraente, per la quale ha costruito fortune, offerto amori e giovinezza eterna.

Nato nell’arte figurativa come semplice illustrazione per un testo religioso, con il passare del tempo il Diavolo acquistò una sua fisionomia indipendente. Raffigurato dagli artisti più famosi del passato quali Giotto, Michelangelo e Beato Angelico, fu ben rappresentato da Albrecht Dürer e in maniera decisamente bizzarra  da Hieronymus Bosch.

Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie (1480-1490) – Inferno -Satana

Quelli che ci hanno creduto davvero, e lo hanno fatto ben vedere, furono gli scultori gotici delle cattedrali di Notre Dame,  Bourges,  Strasburgo e di molte altre: il Diavolo vi appare sempre bestiale, orribile e mostruoso, così da suscitare paura nei credenti dell’epoca.

Man mano che l’arte medioevale andò avanti, le raffigurazioni del Diavolo acquisirono sempre più un’intensità macabra, violenta e drammatica.

La repressione sessuale e il peccato mortale della carne fecero in modo che alcune raffigurazioni del Diavolo non fossero altro che dei falli cui era stata aggiunta una testa mostruosa.

Sculture del Diavolo falliche nella cattedrale di Saint-Étienne a Sens, in Francia.

Una rappresentazione insolita e curiosa del Diavolo si trova in un’opera di Michael Pacher, pittore e intagliatore austriaco del Quattrocento.

L’artista raffigura Sant’Agostino che incontra il Diavolo  il quale, ritratto con tutte le caratteristiche tipiche quali corna, ali, zanne etc e dipinto di verde (colore che all’epoca non aveva un significato positivo, ma anzi, rappresentava la follia e la volubilità) presenta un volto sul sedere.

Vi è una doppia spiegazione per questo: da un lato rappresenta il “bacio della strega” (Oscolum infame)  ovvero il bacio vergognoso che, secondo la demonologia, è il saluto rituale che la strega adotta quando incontra il Diavolo durante i Sabba e che consiste cioè nel baciare il suo l’ano, l’altra bocca  del male.

Dall’altro è un richiamo alle rappresentazioni dei “mostri leggendari dell’India”, ovvero di quella visione di un monde à rebours trasmessa dall’arte greca a quella cristiana in cui le creature mostruose vivevano in regni ai confini del mondo conosciuto.

Tutti queste creature, quali ad esempio i draghi, le arpie e i Minotauri, passarono dall’essere mitologiche e divinizzate all’ essere  diaboliche e negative, poiché, se l’uomo era stato fatto “a immagine e somiglianza di Dio”, quelle mostruose erano per forza opera di Satana.

Michael Pacher (1435-1498)  – Sant’Agostino e il Diavolo

Altre rappresentazioni curiose del Diavolo furono quelle di alcuni artisti tedeschi al tempo della Riforma, con il papa in veste diabolica: è il caso ad esempio dell’incisione di Melchior Lorch “Il papa come Anticristo” del 1545.

Melchior Lorch, Il Papa come Anticristo (1545)

Uno degli ultimi artisti a credere nel Diavolo fu, probabilmente, Goya. Le sue opere riescono ancora ad essere terribilmente inquietanti e non rappresentano mostri inventati, ma orrori reali: la guerra, la pazzia, il sadismo, la morte e la tortura.  Nelle sue opere visionarie è l’uomo stesso ad essere un mostro.

Francisco de Goya y Lucientes, Il sabba delle Streghe (1821-1823)

Col passare del tempo Il Diavolo divvene una figura malinconica, non più terribile, bensì “un angelo caduto”.

Con il Romanticismo nascerà da Satana una lunga discendenza di ribelli, la cui tipologia verrà portata alla perfezione da Lord Byron, che volentieri cercherà di raffigurarsi in questo ideale diabolico. Gli eroi di questo autore hanno infatti un aspetto molto attraente e molto temibile ed emanano un “gelido mistero”, mentre le loro origini sono sconosciute e fonte di congetture.

Spogliato da tutto quell’alone primitivo di terribile mostruosità, il Diavolo divenne elemento importante nel movimento Decadentista e figura di riferimento dei poeti maledetti. Acquista così l’aspetto di colui che è stato colpito per aver avuto compassione degli uomini, ma non certo comunque per pietà, sentimento estraneo all’individualismo eroico di questo nuovo Satana.

Franz Von Stuck – Lucifero – 1889-1890

In questa interpretazione si ritrova anche quella di Charles  Baudelaire, che si rivolge a Satana “come al più bello e al più grande degli angeli” e vittima della gelosia divina. Solo Satana, il vinto, può avere pietà di quest’altro vinto che è l’uomo, e non Dio, racchiuso nel suo mondo inaccessibile.

Rivisto con il passare del tempo anche in chiave ironica, Il Diavolo è diventato anche protagonista di numerosi film e fumetti e ormai la sua celebre fisionomia è diventata talmente iconica da non spaventare più nessuno. O forse no.

Copertina di un libro del 1929

Da notare come i colori per rappresentare il diabolico e il demoniaco siano sempre il rosso e il verde.

Rimane sicuramente una figura inquietante e centrale nelle opere di Nicholas Kalmakoff, artista russo a cui ho dedicato un precedente articolo.

Di certo, uno dei più celebri film in cui il Diavolo è protagonista è Rosemary’s baby, film del 1968 di Roman Polanski e tratto dal libro di Ira Levin. La forza del film è il non mostrare Satana: di lui  intravediamo solo gli occhi. Eppure, il male  permea tutta la pellicola.

Resemary’s Baby, di Roman Polanski (1968)

Anche il film La nona porta, sempre di Polanski, parla del Diavolo e di un libro satanico. Il film del 1999 è  tratto dal romanzo Il Club Dumas di  Arturo Pérez-Reverte. Anche qui il Diavolo non si vede mai, eppure è centrale e protagonista evidente.

Le tavole del libro “Le nove porte del Regno delle Ombre” – La nona porta (1999) di Roman Polanski

Rituali e demoni sono ancora protagonisti di numerose opere e film di oggi e a quanto sembra riescono sempre a terrorizzare le platee.  Basti pensare all’horror “Hereditary” di Ari Aster, da poco uscito nelle sale.

D’altra parte, l’uomo sarà sempre attratto e affascinato dal lato oscuro del mondo . Ciò che ci spaventa  è soprattutto ciò che non possiamo vedere. E il buio ci fa immaginare tante cose.

Una curiosità sulla parola “demone”. La parola greca da cui deriva è “dàimon“, che significa “pieno di saggezza”. In passato era quindi un termine elogiativo. Ma, proprio come ha fatto con le divinità antiche, il Cristianesimo trasformerà la parola “dàimon” in “demonio”, cioè Satana in persona o uno dei suoi assistenti.


Molte delle informazioni di questo articolo sono tratte dall’opera Arcana, vol. 1 e vol. 2, Sugar Editore.

 

Author Bio

Marina Agazzi

Copywriter e fashion designer. Scrivo di moda, arte e cose insolite.