Nicholas Kalmakoff, l’artista che vedeva il Diavolo

Nicholas Kalmakoff nacque in Italia a Nervi nel 1873. Di nobile famiglia russa, si recò in seguito a San Pietroburgo dove rimase fino alla Rivoluzione. Fu in questo periodo che partecipò all’esposizione del gruppo Mir Isskoustva, associazione di artisti e letterati russi che proponevano un rinnovamento dell’arte del paese secondo i movimenti artistici Europei come il Simbolismo e l’Art Noveau e dove ritroviamo anche Benois, Bakst e Diaghilev.

Nicholas Kalmakoff fotografato insieme alle sue opere

Kalmakoff disegnò una numerosa serie di scenografie ma per il troppo realismo di quella per la Salomé di Wilde la polizia impedirà la rappresentazione, cosa che porterà l’artista a un’immediata notorietà.

Scenografia “The Serpentine Crypt” (La Crypte Vermiculaire), 1910 circa

 

Disegno per i costumi e le scenografie di Salomé, 1908

Amante dei duelli, Kalmakoff si presentava però con un aspetto calmo, elegante e sempre padrone di sé. Sotto questa apparenza mondana e insospettabile cominciò ad interessarsi alla demonologia e si affiliò alla setta  degli Skopzi, termine che si può tradurre con “circoncisi”: i suoi adepti predicavano l’evirazione per vincere gli appetiti della carne. Un tantino estremi, of course. Questa setta era anche molto vicina a quella dei Chlysty, che durante i rituali purificatori danzavano, si flagellavano e rifinivano il tutto con un’estatica orgia sessuale. Si dice che a quest’ultima appartenesse anche Grigorij Efimovič Rasputin, famoso mistico russo e consigliere della famiglia dei Romanov. (chi vuole approfondire riguardo alle numerose sette in Russia può leggere  qui )

Le donne di Nadijs, 1911

Sempre più visionario e ispirato, Kalmakoff si convinse di riuscire a vedere il diavolo e così ne faceva degli schizzi ricostruendone i particolari anatomici  che egli osservava nelle sue visioni: dagli occhi, alla coda, ai piedi.

Satana, 1923

Chapelle Fortin: Mostro con la coda, 1927

Costretto ad emigrare per via della Rivoluzione, verso il 1920 lo si ritrova a Helsinki. Sempre più preso dalla volontà di mostrare la presenza ossessiva del male nel mondo attraverso la sua arte, egli lo vedeva ovunque: in una figura femminile, dove la bellezza diventava demoniaca, e perfino nelle leggiadre fattezze di un angelo.

La grotta delle donne, 1940

Celestial Fanfare, 1925 (?)

Nel 1924 si trasferì in Francia dove visse nella misera più tremenda, solo e in disparte. Accolto in un ospizio per i poveri, cessa di dipingere nel 1947 e, ormai mezzo folle, muore nel 1955.

Visionario e maledetto, è praticamente sconosciuto e non esiste ad oggi una sua pagina su Wikipedia né in inglese né in italiano.

Eppure la sua arte è ancora disturbante, viva e onirica.

Su Visionary Revue trovate tutta la storia di questo troppo dimenticato artista (in inglese).

(Tutte le informazioni bibliografiche sono state tratte dal libro “Arcana”, Sugar Editore. )

La sfinge, 1926

La notte o Apparizione, non datato

Leda e il cigno, 1917

La porta per i sogni, 1922

Autoritratto, 1924

 

La vittima, non datato

Autoritratto con donna di colore, 1923

Il gatto con gli Stivali, 1927

La coppia di sposi, 1922

Donna, Buddha e Mostro, 1921

Author Bio

Marina Agazzi

Copywriter e fashion designer. Scrivo di moda, arte e cose insolite.

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2 Comments

  1. Elio Antenucci

    bellissimo articolo! ma se la setta predicava l’evirazione per astenersi dai piaceri della carne come facevano a fare le orge dopo? o.o il quadro “la coppia di sposi” è inquietantissimo :O sembra preso direttamente dal manga Berserk!

    • Ciao Elio e grazie per il tuo commento! 🙂 Erano entrambe sette mistico-estatiche ma diverse: i “chlysti” (che può significare “cristici” o anche “flagellatori”) e gli “skopzi” (circoncisi). Kalmakoff aveva un tratto davvero vivo e moderno, non sei il primo che mi dice che gli ricorda qualcosa dei fumetti. Se ne avesse fatti sarebbero stati di sicuro molto disturbanti!

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